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Alla scoperta delle tradizioni artistiche lontane

Nel suo percorso di esplorazione dei misteri delle culture e delle tradizioni artistiche del mondo, il Festival di Fès delle musiche sacre ha proposto al pubblico presente in gran numero, il 16 giugno al Museo Batha, di scoprire i canti e le poesie uzbeke e kazake del trio femminile Bardic Divas. Composto da Raushan Urazbayeva e Ulzhan Baibussynova (Kazakistan), oltre a Nodira Pirmatova (Uzbekistan), Bardic Divas incarna oggi l'eccellenza di una poesia e di una cultura influenzate dalla Via della seta, dalle pietre preziose, dagli antichi palazzi e dalle steppe nomadi dell'Asia centrale. La poesia eroica è il gioiello comune dei nomadi allevatori, dal Mar Caspio al Mar del Giappone, che queste tre donne fanno proprio, donandogli un tocco di dolcezza femminile e di nobiltà nomade. Artiste nell'anima, hanno gratificato l'assistenza con una prestazione magica dove poesia e musica si affiancano, si completano e si sublimano. Hanno così interpretato il canto epico kazako «jyraou», che è spesso paragonato a un purosangue che galoppa, suda e suscita l'ammirazione di tutti. «Proprio prima di interpretarlo, prendiamo del tè con carne di agnello, perché il "jyraou" che suda canta meglio», spiega Ulzhan Baibussynova. Dal loro ricco repertorio, hanno anche presentato il «kuï», brevi pezzi simili a immagini musicali di un essere, di una riflessione filosofica o di uno stato emotivo. Raushan Urazbayeva, che padroneggia perfettamente questo registro, è diventata un tutt'uno con il suo strumento musicale tradizionale «qyl-qobyz», sposando ogni inflessione dell'archetto, suonando «a sentimento» e variando le figure, i ritmi e i climi con una sottigliezza eloquente. Il pubblico di Fès ha anche avuto l'occasione di scoprire, grazie al trio femminile Bardic Divas, l'arte raffinata delle corti «Shash-maqâm», musica colta che ha saputo abolire la frontiera tra l'Uzbekistan e il Tagikistan, mescolando le voci e gli strumenti. Nel XVI secolo, lo «Shash-maqâm» era un'arte di corte altamente raffinata, rinomata a Bukhara, ma anche in altre grandi città situate sulla Via della seta, tra cui Khiva, Tashkent, Samarcanda e Kokand... In queste città storicamente multiculturali, lo «Shash-maqâm» si è impossessato di testi di ispirazione sufi e si è ornato di suite orchestrali per adempiere a tutte le funzioni sociali, dal sacro al profano, dalla preghiera alla danza. Prima delle Bardic Divas, il pubblico del Festival di Fès delle musiche sacre del mondo ha avuto l'occasione di scoprire la boliviana Luzmila Carpio, che si è esibita domenica 15 giugno al Museo Batha. Avendo sempre avuto la consapevolezza delle sue radici amerindie quechua-aymara e della difficoltà di ravvivare le ricchezze di una civiltà un tempo decimata dai conquistadores spagnoli, Carpio è riconosciuta oggi come l'ambasciatrice della cultura indigena boliviana. Cantando in spagnolo e in quechua (lingua amerindia), ha aperto agli spettatori del Festival di Fès le porte di un universo musicale poetico, quasi dimenticato. A cappella o sobriamente accompagnata da un charango, una chitarra, flauti o percussioni, Luzmila ha cantato preghiere dedicate alle divinità, al suo popolo e alla natura con una voce che sembra raggiungere le cime delle montagne e attraversare come il volo di un uccello gli altipiani delle Ande. Le Notti della Medina, declinate in tre serate, le Notti della Medina proposte da diversi anni dal Festival di Fès costituiscono un vero viaggio musicale e iniziatico nel cuore delle case e dei Riad tradizionali.

Le Notti della Medina, che si svolgono quest'anno dal 16 al 18 giugno, offrono al pubblico l'occasione di viaggiare ai quattro angoli del mondo con prestazioni artistiche diversificate, ricche e piene di colore.

Il menu delle Notti della Medina 2014 comprende così concerti animati da Wang Li (Cina), Majlis Trio (Francia), Ensemble Atlan (Irlanda), Mor Karbasi (Spagna), Zakir Hussain (India), il coro Saint-Ephraïm (Ungheria), Tomatito Sextet (Spagna), Leili Anvar (Iran), oltre a Khalil Abu Nicola (Palestina).

Fornitore/Fonte : Le Matin


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Le Matin (anciennement nommé Le Matin du Sahara et du Maghreb) est un quotidien marocain publié en français, présentant des actualités nationales et internationales ainsi que des informations pratiques. C'est le journal officieux du palais royal marocain.

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