Una pleiade di intellettuali, storici e accademici marocchini e stranieri ha dibattuto domenica, nell'ambito del Forum di Fès «un'anima per la globalizzazione», dei rapporti tra l'arte in Africa e il sacro.
Durante questo incontro incentrato sulla tematica «L'Africa e il sacro», i partecipanti hanno posto l'accento sulle diverse forme di tradizioni religiose e spirituali in Africa, sottolineando che tali tradizioni secolari costituiscono il fondamento delle comunità.
Hanno, nella stessa occasione, valorizzato la creazione a Rabat dell'Istituto ecumenico Al Mowafaqa, dedicato a una formazione universitaria in teologia in lingua francese aperta all'ecumenismo, al dialogo culturale e all'Islam, sottolineando che questo istituto illustra perfettamente che il Marocco è un paese di apertura e di dialogo interculturale e interreligioso.
Esprimendosi in tale occasione, la ricercatrice e storica francese, Marguerite Sabran, ha indicato che gli oggetti d'arte tradizionali dell'Africa subsahariana hanno avuto nel loro contesto d'origine un rapporto fondamentale con il sacro, aggiungendo che attualmente questi oggetti d'arte sono raccolti in collezioni private o museali in Europa, negli Stati Uniti o in Africa.
La signora Sabran ha auspicato in questo contesto un nuovo modo di approcciare questi oggetti patrimoniali per ristabilire uno sguardo più giusto sull'Africa attraverso la valorizzazione dei caratteri artistici delle opere e della loro creatività.
Dal canto suo, Samba Papa Diop, professore di letteratura francofona all'Università di Paris Est Créteil (Francia), ha trattato dei rapporti dell'ex presidente senegalese Léopold Sédar Senghor con l'arte in generale e particolarmente la pittura e la danza, ricordando che Senghor aveva l'intenzione di creare una città delle arti sulla corniche di Dakar.
Il direttore dell'Istituto ecumenico di teologia Al Mowafaqa, Bernard Coyault, ha dal canto suo evocato le abitudini sociali, i rituali, la molteplicità religiosa e l'economia informale che caratterizzano alcuni villaggi in paesi dell'Africa subsahariana.
Da parte sua, l'intellettuale marocchina, Meryem Sebti, ha trattato della dimensione sacra dell'arte attraverso la presentazione di pensieri di numerosi artisti marocchini e stranieri che ritenevano che la collezione di oggetti d'arte potesse dare loro un nuovo significato, come le maschere e i dipinti.
Il Forum del festival «un'anima per la globalizzazione», promosso nell'ambito del festival di Fès delle musiche sacre del mondo, riunisce intellettuali, diplomatici, politici e artisti.
Quest'anno verte su tematiche relative all'Africa, tra cui «pluralismo linguistico in Africa», «le grandi sfide contemporanee», e «Hassan Al Wazzan» (Leone l'Africano), i «cammini spirituali e cammini commerciali», oltre a «l'Africa e il sacro».
Fornitore/Fonte : MAP, Le Matin