Provenienti dall'Africa, dal mondo arabo, dall'Asia, dall'Europa e persino dall'America latina, i 1.000 adepti della Tariqa tijania si sono dati appuntamento dal 14 al 16 maggio 2014 in occasione del loro 3° forum internazionale. Maestri sufi, scienziati, ricercatori o semplici discepoli sono venuti da 47 paesi del mondo per onorare la memoria del venerato Cheikh Sidi Ahmed Tijani, fondatore di questa confraternita nel XVIII secolo. Sono venuti a raccogliersi, recitare versetti del Corano, declamare panegirici del Profeta Sidna Mohammed e partecipare a conferenze in particolare sul futuro della confraternita. «Gli adepti sono venuti dai quattro continenti dell'Africa, dell'Asia, dell'Europa e dell'America per ritrovarsi a Fès al fine di rendere omaggio allo sceicco Sidi Ahmed Tijani. È anche un'occasione per rafforzare la loro appartenenza alla Tariqa tijania e riflettere, in maniera collettiva, sul futuro della confraternita e sulla promozione di un islam tollerante», ha indicato alla stampa, Mohammed Al Kabir Tijani, sceicco della confraternita. Da parte sua, Mohamed Youness Abdelhamid, dell'Indonesia, ci ha dichiarato: «Sono in Marocco perché è il paese dove riposa il nostro Sceicco Sidi Ahmed Tijani e da questo paese ha imparato e fondato la sua Tariqa che seguiamo oggi. Da qui il posto che occupa questo paese nei nostri cuori e nel cuore di tutti i sufi tijani del mondo». Malek Haj Barou del Senegal indica dal canto suo che l'estremismo dà oggi un'immagine errata dell'Islam che si associa arbitrariamente alla violenza. E ha aggiunto che la zaouïa (confraternita) può giocare un ruolo molto importante per dissipare questo amalgama e correggere l'immagine di questa religione basata sulla tolleranza e l'apertura e la pace come raccomandava Cheikh Ahmed Tijani ai suoi discepoli. A Fès, questa confraternita che rivendica circa 300 milioni di adepti attraverso il mondo, in particolare nell'Africa dell'Ovest, intende oggi rafforzare il suo ruolo di baluardo contro l'oscurantismo e aspira a far fronte alla salita dell'estremismo religioso e del terrorismo. La confraternita vuole in effetti inaugurare una nuova tappa, coordinando le azioni delle sue zaouïas attraverso il mondo in stretto coordinamento con la Machiakha della Tariqua basata a Fès, questa città secolare, dove tutti i Tijani sognano di pregare almeno una volta nella loro vita. In effetti, la proliferazione delle violenze confessionali alimentate da correnti radicali che cercano di spargere le loro tesi distruttrici presso le popolazioni, approfittando della mancanza di educazione e d'inquadramento religioso, rende necessaria «la dinamizzazione del ruolo del sufismo nella disseminazione della sicurezza spirituale e la diffusione dei valori d'amore e di concordia, lontano dal fanatismo e dall'odio», come sottolinea S.M. il Re Mohammed VI, Amir Al Mouminine, nel suo messaggio indirizzato, mercoledì, ai partecipanti alle terze assise degli adepti della Tarika tijania a Fès (14-16 maggio corrente).
Questo conclave permetterà, tra l'altro, di discutere del modo in cui la Tariqa tijania, una delle confraternite sufi più influenti, potrà compiere questa missione educativa e spirituale, importante tanto per la preservazione della stabilità delle società quanto per il benessere e la quiete degli individui. A questo riguardo, S.M. il Re insiste sul fatto che «non c'è altra scelta che procedere a una mobilitazione collettiva di tutti coloro che chiamano a un Islam mediano nella sua marcia sunnita in terra d'Islam», al fine di «sbarrare la strada ai cantori del radicalismo, del terrorismo, della dissensione, dello smembramento e delle dottrine mistificatrici», «rilevare la sfida dell'estremismo cieco e contrastare i demoni del separatismo e della divisione».
Il sufismo, per un islam tollerante e opposto all'estremismo. Il sufismo ha da sempre giocato un ruolo di primo ordine nella promozione di un «islam moderato». Nel messaggio indirizzato ai discepoli della Tariqa tijania all'apertura del loro terzo forum internazionale, S.M. il Re Mohammed VI, nella sua qualità di «comandante dei credenti», ha messo l'accento sul ruolo maggiore che la Tariqa tijania ha giocato in tutta la regione subsahariana e il Sahel promuovendo un islam autentico. Il Sovrano ha lodato il «ruolo del sufismo nella disseminazione della sicurezza spirituale e la diffusione dei valori d'amore e di concordia». «Si tratta di sbarrare la strada ai cantori del radicalismo, del terrorismo, della dissensione, dello smembramento e delle dottrine mistificatrici». Per il ricercatore e specialista del sufismo Mountassir Hamada, questa lettera reale traduce il posto che occupa il sufismo in Marocco e il ruolo che può giocare il Marocco, paese rinomato per il suo islam tollerante e aperto, nella preservazione della pace in particolare nei paesi africani che conoscono una salita importante dell'estremismo e del terrorismo. «Dal 2006, il Marocco ha proceduto a un aggiornamento globale del suo campo politico. Comunque la si pensi, questo aggiornamento resta unico e serve da modello a diversi paesi africani e arabi. Le azioni condotte contribuiscono a lottare contro l'estremismo e i movimenti terroristici che imperversano nella regione sahel-subsahariana e a promuovere un islam tollerante. D'altronde, la dimensione religiosa è stata molto presente durante l'ultima tournée africana di Sua Maestà che l'ha condotto in Mali, in Costa d'Avorio, in Guinea e in Gabon. Una tournée segnata dalla firma di numerosi accordi in diversi settori e soprattutto dall'accoglienza molto calorosa che è stata riservata a Sua Maestà. Ciò che dimostra i legami religiosi e spirituali che uniscono i popoli dei paesi visitati alla commanderìa dei credenti che incarna il Re Mohammed VI», spiega. Mountassir Hamada precisa che la confraternita Tijania rafforza questi legami spirituali tanto più che conta un numero molto importante dei suoi adepti nell'Africa dell'Ovest, tra cui capi religiosi molto influenti. «Ho un presidente come cittadino e un re come credente», questa frase pronunciata da un giovane tijani ne dice lungo sulla natura e la forza di questi legami. Sollecitudine secolare. Cheick Sidi Ahmed Tijani, il fondatore della Tariqa tijania, fa parte di questi grandi uomini la cui ricerca del sapere religioso e della conoscenza sufi l'ha condotta in numerose contrade, prima di insediarsi a Fès nel 1798. Una volta sul posto, il Sultano Moulay Slimane gli riservò un'accoglienza calorosa degna della sua persona e lo circondò della sua benevolenza e della sua stima, fedele in ciò alla tradizione marocchina e al dovere di rispetto a uno scienziato, in vista di permettergli di assolvere la missione nobile di promozione dell'educazione spirituale e dei valori dell'Islam. Questo instancabile combattente della fede, come lo descrivono affettuosamente i suoi discepoli, renderà l'anima a Fès qualche anno più tardi (nel 1815), facendo della capitale spirituale del Regno un alto luogo di pellegrinaggio per gli adepti della Tariqa, nel momento in cui il tesoro d'insegnamenti profondi, di virtù sublimi e di saggezza spirituale che ha lasciato continua a ispirare milioni di persone attraverso il mondo. È in riconoscimento a questa eredità sufi che la città spirituale di Fès, guardiana del suo mausoleo, ospita il terzo forum internazionale degli adepti della Tarika tijania per riflettere ai mezzi di rafforzare i legami di solidarietà, di fraternità, d'intesa e d'aiuto reciproco tra i musulmani, consolidare lo spirito di tolleranza e di pace nel mondo e tracciare le vie in grado di garantire alla Tariqa tijania la grandezza e la rinomanza.
Fornitore/Fonte : Le Matin